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GIANCARLO ANTOGNONI,

biografia

Giancarlo Antognoni, giocatore simbolo della Fiorentina, è un talento naturale, dalla classe unica, capace di correre a testa alta senza che il pallone si allontani mai dal piede. Il suo tiro di destro è una frustata e il timbro del suo stile è riconoscibile proprio nella potenza e nella bellezza del suo calcio: per arrivare a destinazione, la palla non compie quasi mai un giro su se stessa, tanto che durante il lancio vi si può leggere la marca. Antognoni trascorre la prima parte della sua carriera nell’Astimacobi, una società di serie D, finché nel 1972 la Fiorentina lo acquista per 75 milioni (una cifra considerevole per l’epoca). Già al debutto, a Verona, incanta i suoi tifosi. Giancarlo Antognoni (che a Firenze continuano ancora oggi a chiamare “capitano”) nella squadra viola offre il meglio di sé, ma perde lo scudetto per un punto (1981-82).

I fiorentini lo amano anche per i suoi drammatici incidenti. Durante la partita Fiorentina-Genoa del 22 novembre 1981, in uno scontro con il portiere genoano Silvano Martina, si rompe l’osso temporale, resta a terra, il cuore si ferma per alcuni secondi e viene salvato dal massaggiatore Ennio Raveggi e dal medico sociale Bruno Anselmi, con la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco. Salta 14 partite. Rimane di nuovo fermo, per 21 mesi, dopo che il 21 febbraio 1984, in uno scontro con Luca Pellegrini della Sampdoria, si frattura tibia e perone. Nemmeno in nazionale è fortunatissimo. Nel Mondiale 1982 in Spagna gioca ottimamente, ma si fa male nella semifinale contro la Polonia e non può partecipare alla vittoriosa finale contro la Germania Ovest. L’esordio in maglia azzurra risale comunque alla gestione di Fulvio Bernardini, il 20 novembre 1974 a Rotterdam contro l’Olanda di Cruijff, e da quel momento Antognoni diventa uno dei punti di riferimento della nazionale, dove giocherà 73 partite. Non è facile imporsi in una formazione dove domina il ‘blocco Juventus’, ma il commissario tecnico Enzo Bearzot, nonostante le continue sostituzioni, lo stima e gli consegna la maglia numero 10.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, con l’affermarsi di Roberto Baggio e con Eriksson che impone nuove esigenze tattiche, Antognoni non riesce a vedere un futuro nella Fiorentina e nel 1987 va in Svizzera, a Losanna, a chiudere la sua carriera di giocatore. Rientra a Firenze come dirigente, e Cecchi Gori, nel Campionato 1992-93, gli affida la panchina insieme a Luciano Chiarugi, per un’impresa che si rivelerà impossibile: salvare la squadra dalla retrocessione. Successivamente Giancarlo Antognoni assume l’incarico di direttore generale della Fiorentina, fino a che nel febbraio 2001 si dimette, insieme al tecnico turco Fatih Terim.